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Dal Rapporto di Prometeia "L'industria Italiana Gas Intensive" emerge che l'incidenza sul valore della produzione del gas metano è di circa 10 volte più elevata che negli altri settori industriali.
C’è una parte dell’industria italiana per la quale l’incidenza sul valore della produzione del costo del gas metano è di circa 10 volte più elevata che nel resto dei settori industriali.
È l’industria cosiddetta gas intensive che da sola realizza il 6,6% del fatturato complessivo dell’industria manifatturiera italiana assorbendo quasi il 50% dei consumi industriali di gas metano pari al 15% della domanda nazionale complessiva.
Sono alcuni dei dati che emergono dal Rapporto “L’industria italiana gas intensive” curato da Prometeia e presentato a Roma alla presenza di Nicola Tognana (Vice-presidente di Confindustria) e di Giuseppe Lignana (Presidente della Commissione Energia confederale).
L’iniziativa è promossa da “Gas Intensive”, una società consortile che raggruppa quasi 200 imprese italiane appartenenti a nove diversi settori manifatturieri (laterizi, calce e gesso, piastrelle, ceramica, vetro, metallurgia ferrosa e non ferrosa, fonderie e carta) che hanno nel loro insieme un fatturato di 55 miliardi di Euro realizzato con 235 mila addetti.
Le imprese che hanno aderito all’iniziativa consortile esprimono una domanda di gas di oltre 5 miliardi di m³/anno. Il consorzio è pertanto, in potenza, il più grande consumatore industriale di gas in Italia.
“A quasi quattro anni dall’apertura formale del mercato del gas in Italia, le imprese gas intensive constatano quotidianamente il perdurante svantaggio concorrenziale nei confronti dei loro competitori europei dovuto al livello dei prezzi italiani del gas” ha detto il Presidente della società Alfonso Panzani.
Giuseppe Lignana ha quantificato in circa il 20% la penalizzazione competitiva per le imprese italiane nei prezzi del gas rispetto ai concorrenti europei. La liberalizzazione del mercato nazionale del gas è stata infatti molto ampia nominalmente per la domanda, ma resta ancora scarsa dal lato dell’offerta. Nicola Tognana ha quindi sottolineato l’esigenza di realizzare in tempi rapidi modifiche energetiche per il Sistema Paese che nell’ambito delle direttive UE supportino il recupero di competitività dell’industria italiana.
I Presidenti delle Associazioni di categoria di Confindustria che hanno promosso Gas-Intensive ( Sergio Sassi per Assopiastrelle, Renzo De Checchi per Andil-Assolaterzi, Giovanni Dell'Aria Burani per Assocarta, Emilio Cremona per Assofond, Cesare Coccia per Assomet, Giampaolo Caccini per Assovetro, Leone La Ferla per Ca.ge.ma., Giuseppe Pasini per Federacciai e Gianni Scotti per Federceramica ) hanno ribadito questa esigenza, delineando per i rispettivi settori le penalizzazioni sui costi del gas e le conseguenti perdite di competitività sui mercati internazionali.
E in effetti la globalizzazione dei mercati e la crescente presenza nell’area internazionale dei produttori emergenti, caratterizzati da un basso costo dei fattori produttivi, sta ponendo rilevanti problemi di posizionamento competitivo per i comparti manifatturieri dei paesi di più antica industrializzazione.
Il Prof. Angelo Tantazzi (Prometeia) ha inoltre evidenziato che per l’Italia queste problematiche sono accentuate da due fattori specifici: la maggior incidenza del comparto manifatturiero sul PIL e la focalizzazione produttiva nei settori maggiormente vulnerabili rispetto all’attacco competitivo dei Paesi emergenti. I settori così detti “labour intensive” sono quelli che per primi hanno risentito dell’attacco competitivo di questi Paesi, negli anni più recenti, tuttavia, le evidenze di perdite di quote sul commercio internazionale si sono estese anche ad altri comparti industriali, tra cui quelli che formano l’industria gas intensive.
Evidentemente la caratterizzazione “capital intensive” di questo complesso di industrie non rappresenta una barriera di protezione sufficiente rispetto all’attacco competitivo dei Paesi emergenti.
Chiare sono anche le indicazioni operative che emergono dal Rapporto Prometeia per possibili scelte in campo energetico che tengano conto della realtà e della specificità dei settori gas intensive, usandoli come driver per più ampie azioni di politica economica.
Data la sua collocazione nelle fasi a monte del sistema produttivo, l’industria gas intensive rappresenta la “porta principale” per gli impulsi inflazionistici/deflazionistici derivanti dalle modificazioni del prezzo del gas metano. Infatti, in ragione dell’elevato assorbimento di gas e dell’incidenza che esso ha sul fatturato generato, una modificazione del prezzo del gas metano, pagato da questa industria, tende a propagarsi al resto dell’economia, nei settori a valle delle diverse filiere.
Il consorzio Gas Intensive chiede l'estensione dei tetti antitrust, nuove gas e capacity release destinate ai clienti finali industriali e contratti pluriennali di acquisto. Il più grande consumatore industriale commenta l'analisi del mercato del gas effettuata da Prometeia.
“Dobbiamo essere realisti e prendere atto del fatto che il mercato italiano del gas è assolutamente imperfetto e comportarci di conseguenza: nel nostro mercato c’è troppa poca concorrenza lato
offerta, come spesso hanno sottolineato l’Antitrust e l’Autorità per l’Energia”, dichiara Alfonso Panzani, Presidente di Gas Intensive.
“Occorrono azioni immediate: i tetti antitrust previsti dal Decreto Letta stanno per scadere ed il nostro mercato non può farne a meno. Si deve provvedere a rinnovarli ed estenderli per un periodo più lungo. In considerazione dell’esistenza di un operatore tutt’ora largamente dominante, si dovrebbero in parallelo considerare nuove procedure di gas release e di capacity release e vigilare affinché queste siano destinate agli utilizzatori finali industriali, in modo che vi sia un reale beneficio per l’intero sistema italiano. Come farlo? – prosegue Panzani – con lo strumento dei mandati dei reali utilizzatori finali, o comunque con strumenti di aggregazione della domanda analoghi a quelli sviluppati per il settore elettrico nei più avanzati paesi UE. Se non ci prendiamo cura di trasferire effettivamente il beneficio delle
allocazioni di capacità o di gas agli utilizzatori industriali finali, si perdono occasioni importanti, come è avvenuto nel caso dei due sbottigliamenti del TTPC algerino e nell’ultima assegnazione sul TAG, il gasdotto che ci arriva dalla Russia via Austria, ove inspiegabilmente si è riscorso ad una lotteria.”
Indagine conoscitiva sulla dinamica dei prezzi della filiera dei prodotti petroliferi, nonché sulle ricadute dei costi dell'energia elettrica e del gas sui redditi delle famiglie e sulla competitività delle imprese.
Intervengono per il Consorzio GAS Intensive il dottor Armando Cafiero, Amministratore Delegato, e l’ingegnere Flavio Bregant, Consigliere.